Legnano: così la manager fu cacciata dal Cda per far posto alla neo laureata senza esperienza ma figlia dell’amico del sindaco

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“Non mi faccia parlare. Non sono pronta e poi credo che non sia il caso, visto l’indagine in corso”. A rifiutarsi di raccontare e descrivere la propria vicenda personale – anche se al telefono la voce risulta rotta dall’emozione e dalla rabbia – è Miriam Arduin, fino a ottobre 2018 consigliere di amministrazione della società pubblica AEMME LINEA AMBIENTE (ALA), controllata della partecipata del comune di Legnano AMGA.  Un incarico che la dottoressa Arduin – laurea in Economia e commercio all’Università Cattolica di Milano, specializzazione in gestione e amministrazione delle imprese, un’esperienza lavorativa venticinquennale – è stata obbligata a concludere (l’hanno costretta alle dimissioni “volontarie-obbligatorie”) per far posto a una neolaureata, impreparata, senza alcuna esperienza e totalmente digiuna di gestione aziendale. Unica qualifica valida: essere la figlia dell’amico del nuovo sindaco di Legnano.

 

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È uno degli episodi raccontati dall’ordinanza dei giudici di Busto Arsizio, titolari dell’inchiesta che giovedì 18 maggio scorso ha portato in carcere il sindaco leghista della cittadina lombarda, Giambattista Fratus, il vice sindaco, Maurizio Cozzi e l’assessore alle opere pubbliche, la dominus di Forza Italia, Chiara Lazzarini.

Un episodio che mostra plasticamente come il costo della (supposta) corruzione ricada indirettamente su tutti i cittadini, visto che ALA è la municipalizzata che si occupa di servizi di igiene ambientale nei comuni di Legnano, Parabiago, Canegrate, Magnago, Villa Cortese, Arconate, Buscate, San Giorgio su Legnano, Magenta, Ossona, Cuggiono, Boffalora sopra Ticino, Marcallo Con Casone, Dairago, Turbigo, Robecchetto con Induno e Gallarate. Una società che, evidentemente, non può funzionare al meglio se a guidarla sono manager totalmente impreparati, cooptati, per i pm, solo per linea di sangue e non per le capacità. E che la figlia dell’amico del sindaco, tale Martina Guidi, classe 1990, fosse la persona sbagliata messa di forza nel luogo sbagliato, lo scrivono gli stessi pm:

Cv Arduin cv Martina Guidi

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“(si rileva, ndr) una totale assenza di ragioni concrete a giustificazione della nomina di una neolaureata, sì in possesso del titolo abilitativo della professione legale, ma evidentemente del tutto priva di quell’esperienza professionale necessaria per espletare autonomamente il mandato amministrativo conferito (…)”.

L’incompetenza, secondo i magistrati, la si evince dalle intercettazioni telefoniche messe agli atti. Il 7 dicembre 2018, per esempio, questa avvocato senza esperienza (ma retribuita) è nel panico avvicinandosi la data del suo primo consiglio di amministrazione: non sa infatti se la riunione del Cda preceda o segua l’assemblea dei soci. Come dire, l’ABC per un qualsiasi amministratore pubblico. Per sciogliere l’ardito quesito, Martina chiama in aiuto l’onnipresente Lazzarini.

Scrivono gli inquirenti: “Tale assunto (la totale impreparazione, ndr) trova inequivocabile riscontro nella conversazione nella quale la Guidi chiedeva a Lazzarini delucidazioni in ordine al funzionamento operativo degli organi societari, esplicitando la consapevolezza della sua mancanza di esperienza e ponendo delle questioni che denotano l’ignoranza delle procedure concrete anche solo di redazione di un verbale di Cda (firma del verbale)”.

Guidi: “Senti, io ti volevo chiedere solo questa… una serie di cose, perché io non le capisco. Cioè poi ho provato a leggerle, ma non mi è chiara la tempistica (…) Allora mi chiedo io, cioè operativamente parlando, prima si fa l’assemblea (dei soci, ndr), si decidono i punti da inviare anche in Cda e poi in Cda…?”.

Lazzarini: “No, è il contrario! Prima si fa il Cda, il Cda delibera, poi sottopone all’assemblea per l’approvazione…”.

Guidi: “Ah, ok, ora ho capito…”.

Ma come mai una tale impreparata finisce ai vertici di una partecipata? Semplice, secondo i pm, Ala viene costretta ad assumerla al posto di una tecnica solo per soddisfare un patto politico-corruttivo. Altra beffa –  e altro costo della (sempre supposta) corruzione -: mentre la Arduin svolge il mandato di consigliera gratuitamente, essendo un’assunta ALA, la Guidi viene lautamente retribuita, grazie soprattutto all’intervento diretto sempre della “signora di Forza Italia”, Lazzarini, una che a Legnano faceva il bello e cattivo tempo, la quale con una telefonata costringe la società a deliberare uno stipendio per la giovane Martina.

Il candidato del Pd, sconfitto, Alberto Centinaio. Foto da Facebook

Quale sia stata invece la genesi del patto corruttivo tra il sindaco Fratus e Guidi padre è narrato in un altro punto dell’ordinanza, quello concernente l’accusa di corruzione elettorale ai danni dell’ex primo cittadino. Ecco come sarebbe andata: amministrative del giugno 2017. Il candidato leghista, salviniano di ferro, Fratus, deve vincere il ballottaggio del 25 giugno contro il candidato del centro sinistra Alberto Centinaio. Ago della bilancia saranno i voti del terzo classificato al primo turno, Luciano Guidi, un ex seminarista, per trent’anni professore di religione all’istituto tecnico, che controlla ben 1046 voti della Lista Alternativa Popolare (gli ex UDC). Per assicurarsi l’appoggio di Guidi, secondo i pm, Fratus stringe un patto scellerato: in cambio di quel migliaio di voti, si impegna, una volta sindaco, ad assumere lo stesso Guidi o un suo familiare in una delle partecipate del Comune. Il patto di chiude, Fratus vince e poco dopo onora l’impegno. Ma non ci sono posti liberi nelle partecipate del comune di Legnano. Il problema viene presto risolto: Fratus, infatti, impone al direttore generale della società pubblica AMGA che controlla ALA, Lorenzo Fommei, di far dimettere la consigliera Arduin, per far spazio alla figlia di Guidi, Martina. E bisogna dire che il dg non la prende benissimo e così racconta intercettato l’episodio:

Questi sono sfrontati e impuniti, ce le hanno tutte (…) mi hanno chiamato che dovessi far dimettere la Miriam Arduin (…) me l’ha chiesto il comune di Legnano, “la faccia dimettere!”, mi dicono!”. E ancora. “Per me sta ragazzetta (la Guidi, ndr) … Mi dicono: “E’ avvocato!”. Sì, è avvocato dei miei…, scusi, dei miei coglioni! È diventata avvocata a gennaio 2018, ha 29 anni ora, mi dica lei questa cosa capirà di azienda! È roba da matti”. No, caro direttore generale, non è roba da matti. Sono solo le più che ovvie conseguenze di un sistema profondamente corrotto.

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